Eccesso di vitamina D: sintomi e cause

Ultimo aggiornamento: 25.06.21

 

Come capire se si è assunta troppa vitamina D e quali rischi si corrono in casi del genere? Scopritelo nel nostro articolo

 

L’ipervitaminosi si verifica quando, nel nostro corpo, c’è un eccesso di vitamine e quindi l’organismo inizia a intossicarsi a causa di questa condizione. Ne esistono di vari tipi, a seconda di quale vitamina abbiamo in quantità eccessive.

C’è però anche da dire che non tutte causano un’intossicazione, ma questa condizione può provocare diverse reazioni da parte del corpo, in base alla tipologia della vitamina.

La scoperta che gli eccessi di vitamine potessero causare problemi anche importanti all’organismo è relativamente recente, in quanto non si è mai sospettato che questi nutrienti, solitamente carenti e non in esubero, potessero nuocere al nostro corpo.

 

Cos’è la vitamina D

Prima di parlare degli eccessi di vitamina D vediamo in cosa consiste questo nutriente: si tratta di un elemento liposolubile, che ha un’azione molto simile a quella degli ormoni. Si trova in natura sotto diverse forme chimiche, ma l’unica attiva metabolicamente è il calcitriolo.

Questa vitamina espleta diverse funzioni: tra queste le più importanti sono la regolazione del calcio e del fosforo, anche se interviene anche nella differenziazione di alcune cellule e nel sistema immunitario.

Il calcio e il fosforo sono i due elementi costitutivi dello scheletro, ma anche di muscoli e denti, per cui è fondamentale averli in buona quantità. 

Carenza di vitamina D

Questo fenomeno può comportare deformità alle ossa, quindi il rachitismo nei bambini o l’osteomalacia nei soggetti adulti. Se questo elemento non viene correttamente assunto, anche tramite un integratore di vitamina D, sin dalla più tenera età, può non consentire di raggiungere il picco di massa ossea.

In questo modo avremo assicurata l’osteoporosi nella terza età, specialmente per le donne che vanno in menopausa e che sono più soggette a questo fenomeno. La sintesi di vitamina D avviene soprattutto nella pelle tramite il colesterolo, grazie ai raggi solari. 

Durante l’autunno e l’inverno o nei luoghi in cui il sole è meno forte, è invece necessario integrare questa vitamina, soprattutto con la dieta, quindi preferire alimenti come il pesce grasso, il fegato del pesce e il suo olio, i funghi e il tuorlo d’uovo. Il fabbisogno giornaliero di vitamina D è compreso tra 8,5 e 10 μg/die.

 

Troppa vitamina D: fa male?

L’eccesso vitamina D può essere molto nocivo per la nostra salute: molto dipende dalla quantità in esubero, che determina appunto una vera e propria intossicazione del nostro organismo. 

In genere, i casi di tossicità sono dovuti a dosi superiori a 1000 μg/die, ovvero a 40000 UI, ma se si assume la vitamina D in dosi maggiori di 250 μg/die per periodi prolungati, quindi 10000 UI al giorno, si possono manifestare sindromi non solo acute ma anche croniche. 

 

Cause dell’ipervitaminosi di D

Solitamente ciò che procura un’intossicazione di vitamina D sono i farmaci, tramite i quali la si integra. C’è anche in ballo la componente nutrizionale, ma esclusivamente se nella dieta aggiungete alimenti fortificati o, appunto, degli integratori. 

Eccesso di vitamina D: sintomi

Il sovradosaggio di vitamina D comporta alcuni sintomi, che possono essere la nausea, la diarrea e la poliuria, ovvero al frequente necessità di urinare. I segni clinici, invece, sono l’ipercalcemia, l’ipercalciuria e la calcificazione dei tessuti molli. 

 

Quali conseguenze?

Quando si assume vitamina D in eccesso, specialmente per un periodo di tempo molto lungo, si può instaurare l’ipervitaminosi e quindi andare verso la via dell’intossicazione. Ma cosa succede davvero? Inizia ad accumularsi troppo calcio nel sangue, che deriva dalle ossa, quindi si indebolisce lo scheletro e si possono danneggiare organi come i reni o il cuore. 

 

Come rimediare?

Bisogna subito interrompere o ridurre l’integrazione di vitamina D, ma non modificare la propria dieta, anche se eliminare, per un certo periodo, tutti gli alimenti fortificati potrebbe comportare un recupero dell’omeostasi del sangue della vitamina D e quindi della calcemia. 

Le dosi

Per quanto concerne gli integratori, è consigliabile non eccedere oltre i 10 μg/die; stessa cosa vale per gli alimenti fortificati che, in caso, devono essere ridotti all’interno della dieta. Se si superano i 100 μg/die è più probabile incontrare effetti indesiderati, sia che ci si trovi in stato interessante, durante l’allattamento, sia per gli anziani e per i ragazzi tra gli 11 e i 17 anni.

Per quanto riguarda i bambini di età compresa tra uno a 10 anni, non si devono oltrepassare i 50 μg/die, mentre i neonati sotto i 12 mesi non devono superare i 25 μg/die. 

 

Di chi è la responsabilità?

Ma di chi è la colpa, quando ci viene invece detto di assumerne grandi quantità perché è molto benefica? Di certo, nel corso degli anni ci è stato assicurato che la carenza di tale nutriente avrebbe potuto causare gravi danni alla salute. 

Tuttavia, allo stesso tempo, il timore di cadere in questo errore ha portato a enfatizzare l’importanza di integrarla a tutti i costi. Se facciamo riferimento, però, per esempio, a quanto ci dice il dipartimento della Sanità del Regno Unito, capiamo subito di cadere in errore.

Questo infatti raccomanda ai neonati di assumere tra gli 8,5 e i 10 μg/die e ai bambini fino ai 4 anni, invece, 10 μg al giorno. Questa integrazione può diventare giornaliera per tutti, se non si esce più di tanto da casa, se si è ricoverati in ospedale o ancora se non si espone la pelle al sole per un sufficiente lasso di tempo.

Viene da sé allora che è bene prestare attenzione anche alle proprie abitudini se si vuole avere nel corpo la corretta quantità di vitamina D.

 

 

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